All'alba
della Domenica il rumore della pioggia nelle pianure lasciava
intuire che "dietro i cari monti" la neve stava cadendo placida
e compatta e che di li a poco il passo compatto delle
ciaspole
sarebbe stata la colonna sonora per eccellenza lungo i sentieri
piacevoli dei monti
Picentini. Dal retro delle colline la situazione non era
delineata, si pensava a nevicate a bassa quota, già assaporavo
il gusto di una valle del Calore innevata ed invece da
Atripalda a Bagnoli lo scenario era tristemente umido e
"caldo". Il
Piscacca
marrone, le montagne intorno incappucciate alle estremità e
l'arrivo al
laceno
con neve mista a pioggia, la quale diventava sempre superiore
alla "dama bianca". Delusione iniziale all'osservare la distesa
d'acqua sorvolata dalle nebbie, come uno spettrale e surreale
"gioco autunnale", dominato dal silenzio della natura e spezzato
di tanto in tanto dal volo di qualche corvo. Il
Cervialto sommerso dalle nubi e il
Cervarolo leggermente scoperto che tralasciava sulle sue
"gobbe" un filo di neve appena visibile. Verso il Colle del
Leone però sembrava entrare in un'altra dimensione, il piano l'acernese
leggermente imbiancato e la strada resa scivolosa da neve
granulare,
finchè
al parcheggio ancora una volta la pioggia spezza gli entusiasmi.
L'acqua cadeva con disperazione dalle chiome spoglie degli
alberi e delle gocce pesanti e "lunghe" "trafiggevano" vestiti e
zaino; era giunta l'ora di indossare mantellina e cappuccio e
prendere con decisione la strada della "salita", convinti e
speranzosi di incontrare i fiocchi tanto
desiderati. All'imbocco della carraia la neve cominciava
a "piangere", stravolta dall'insolita temperatura e da
quell'imprevedibile risveglio della stagione precedente che
ormai dura da oltre tre mesi. I faggi seppur abituati , seppur
abitanti di un mondo che li appartiene, apparivano esausti e
"depressi", vittime anche loro delle stranezze e delle bizzarrie
di un tempo "ingannevole". Intanto la pioggia aumentava
d'intensità, la colonna proseguiva mogia evitando le pozzanghere
e sporcandosi di fango,
finchè
ad un tratto il passaggio repentino alla
pri
ma
nevicata. L'emozione del ballo della neve ancor una volta
riscalda il cuore, i "cristalli"
solitari ma nello stesso tempo "compagni" di avventura che
cadono
placidissimi e lenti sulle nostre "persone", quel
"disgregarsi" sui
giubbini e quel posarsi sulle piante, sulle rocce e sulla
terra. La neve si conciliava con lo spirito della compagnia e
più cresceva e aumentava più l'essenza dell'escursione prendeva
senso e vita. Alla prima deviazione la danza del tempo diviene
prepotente e le precipitazioni bianche cominciano ad attecchire
ovunque, si vedono fiocchi grandi e per alcuni istanti pare di
vedere una "muraglia" di puntini bianchi, quasi uniti, cadere
verso il basso. In alto il cielo prendeva quella sua sembianza
lattiginosa, il colore esatto dell'inverno che si impossessa
della sua natura e nello stesso istante la vegetazione diveniva
"grigia", trasformata dalle basse temperature e dal ghiaccio che
ne modellava ogni singola foglia. Il libeccio fresco aveva
"costruito" forme meravigliose e ricamato trame mozzafiato con
"fili di legno" e "aghi di ghiaccio", un tessuto uniforme e
vario che accompagna il
ciaspolatore all'interno di gallerie alberate che si
piegano al nostro passaggio.Prima di Filicecchio il manto nevoso superava già i 40 cm e pia piano cresceva, mentre la neve cessando lasciava spazio ad un altro tipo di precipitazione, granulosa, piccola e ghiacciata; la nebbia congelava e precipitava rimbalzando sulle nostre attrezzature. La "musica" cambia e con lei i "passi" della neve, agile danzatrice sulle "piste" dell'appennino. Intanto la "faggeta grande" immobile al passaggio sembrava rispettosa di un gruppo unito ed entusiasmato dal suo "padrone" che li stava ospitando e cosi, dopo altri passi più pesanti raggiungiamo lo scoperto affacciandoci allo "scivolo" delle creste. Di nuovo la neve prende la sua forma originale, forse ancor più fitta e armoniosa. L'estremità delle "coste" era invisibile eppure ci avventuriamo lungo quel crinale pendente e faticoso, le ciaspole fanno ottima presa sui versanti ghiacciatissimi e insidiosi mentre attorno tutto si colorava di bianco e la "cara dama" a questa quota cominciava a non distinguere più i monti dalle persone, impossessandosene con il suo candore.
La vetta della prima escursione importante, la vetta dei miei record è ancora una volta conquistata. Ma il tempo inclemente e la nebbia fitta ancora una volta ci costringono a far presto ritorno, facendoci accontentar
e
con le ultime nevicate fin verso i 1400 metri, dove purtroppo la
pioggia riprendeva il possesso delle "cose" e ci conduceva
soddisfatti ma malinconici al punto di partenza.Avventura di nuovo diversa, singolare, affascinante, accattivante e piena di momenti di gioia con 16 ciaspolatori del CAI di Salerno, una compagnia divertente, affiatata e armoniosa che nel finale vogliosa ancora di montagna si è rilassata al Laceno, al caldo di un caminetto e alla tranquillità di un tavolo e di una chiacchierata.

